Sanremo 2013: Fabio Fazio e gli italiani che non accettano la sconfitta

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È ormai consuetudine RAI, e non solo, giustificare gli alti compensi dei presentatori del Festival di Sanremo facendoli firmare anche come autori della kermesse canora. E così, da qualche anno a questa parte, ogni conduttore vuole apportare la propria impronta personale, tentando di rivoluzionare quello che invece è (o forse dovremmo dire era) uno dei programmi e dei concorsi canori più autorevoli d’Italia. Se Bonolis riportò i duetti, consentendo ai partecipanti di presentare i brani in gara con una veste alternativa, Fabio Fazio, che ritorna al timone del programma a distanza di dodici anni, ha intenzione di ribaltare la situazione: «Abolirò l’eliminazione dei big – ha spiegato il conduttore di Che tempo che fa la sua “rivoluzione” al TV Sorrisi e Canzoni n° 32 – ogni cantante presenterà non una, ma due canzoni inedite. In pratica, in ciascuna delle prime due serate si esibiranno 7 big e ognuno presenterà due canzoni inedite. Saranno dei veri e propri mini-concerti. Finita l’esibizione, il pubblico dovrà votare quale delle due canzoni preferisce e quella resterà in gara». Ma più che rivoluzione si dovrebbe invece parlare di una involuzione, perché pare che gli italiani proprio non riescano a mandarla giù una gara a eliminazione diretta, ma che abbiano sempre bisogno o di un ripescaggio, o della sicurezza di non mostrare il proprio nome nella classifica o, come il prossimo anno, della certezza di arrivare in finale.

Insomma sembra siano finiti i tempi degli Zucchero e dei Vasco Rossi che, incuranti degli ultimi posti ottenuti, riscuotevano successi in radio e tv, o quelli delle “classifiche provvisorie” che, come quella del campionato di calcio, ti faceva sperare che il tuo cantante preferito arrivasse al primo posto. Le etichette discografiche si vergognano che il proprio protetto possa fare la “figuraccia” di arrivare ultimo. E allora che si fa? Si alzano le alette laterali come al bowling per i bambini, dando alla palla la possibilità di arrivare comunque fino in fondo. La domanda dunque è lecita: sarà un festival di qualità o di quantità?