Morta Amy Winehouse, interprete del disagio del nostro tempo

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Il suo “imminente” album era già stato più volte rinviato. I problemi di tossicodipendenza ed alcolismo, l’hanno portata in un cono d’ombra dal quale di tanto in tanto provava con scarso successo ad uscire. La sua ultima apparizione pubblica a Belgrado, dove si è esibita praticamente ubriaca, tra i fischi dei ventimila presenti, resterà forse una delle tante macchie scure nella sua breve carriera, iniziata solo nel 2003 con l’album Frank. Amy Winehouse è stata trovata morta ieri, 23 luglio 2011, nella sua casa londinese di Camden Square. L’artista britannica aveva solo ventisette anni, forse un cocktail letale di quei farmaci e droghe di cui Amy non riusciva più a fare a meno. Più volte entrata in cliniche per disintossicarsi, la cantante secondo alcuni amici era ormai dipendente dalla bottiglia di vodka, che beveva fino a perdere i sensi, come ha rivelato uno di loro al Daily Telegraph. Dopo una serie di performance erratiche, l’artista britannica aveva annullato tutti i suoi impegni per il mese di giugno, continuando a rinviare l’uscita di quello che sarebbe stato il suo terzo album da studio. La sua ultima incisione ufficiale, resta dunque la cover di Lesley Gore, It’s my party, pubblicata nel novembre del 2010, trasformatasi nella più famosa reinterpretazione del brano. Con due album all’attivo e sette singoli ufficiali, Amy Winehouse resterà per sempre la straordinaria interprete del disagio del nostro tempo.

 

Album studio

 

2003 – Frank

2006 – Back to Black

 

Singoli

 

2003 – Stronger Than Me

2004 – Pumps / Help Yourself

2006 – Rehab

2007 – You Know I’m No Good

2007 – Back to Black

2007 – Tears Dry on Their Own

2007 – Love Is a Losing Game