Sanremo 2011: la recensione completa della prima serata

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Iniziato alle 21:16 il sessantunesimo Festival di Sanremo si è aperto con il luminoso volto di Antonella Clerici, conduttrice della passata edizione, la quale, insieme alla figlia Maelle di quasi due anni, presentata per la prima volta al pubblico, ha introdotto la kermesse canora, passandone idealmente il testimone al nuovo conduttore Gianni Morandi e alla sua “squadra”. Contrariamente a quanto si poteva immaginare dal chiacchiericcio di questi giorni, contro ogni previsione e pronostico maligno, lo show è stato invece molto scorrevole, se si esclude la pessima parentesi satirico-politica dei comici Luca&Paolo, migliore la chiusura, e qualche sketch maldestro delle primedonne Belen Rodriguez e Elisabetta Canalis, la musica è stata protagonista indiscussa di questa prima serata, riservata ai soli Big. Prima in scaletta Giusy Ferreri, rivelazione di X Factor, che ha proposto Il mare immenso, ballad rock poco orecchiabile, che potrebbe invece rivelarsi un diesel. Non convince del tutto nemmeno Luca Barbarossa, benché il suo brano sia decisamente più orecchiabile del precedente, che insieme alla cantante spagnola Raquel del Rosario ha interpretato Fino in fondo. Ripetitivo e noioso invece il brano cantautorale di Roberto Vecchioni, Chiamami ancora amore.

Inelegante il brano di Anna Tatangelo, che più volte, durante la sua Bastardo, offende il suo uomo con il volgare, e nemmeno originale, epiteto, memore di Marcella Bella di Sanremo 2005.

Intenso il brano del gruppo milanese La Crus, composto da Mauro Ermanno Giovanardi e Cesare Malfatti, occasionalmente ritornati insieme su quel palco dell’Ariston dove la loro storia artistica ha avuto inizio: Io Confesso è infatti tra i brani più orecchiabili del festival, impreziosito dalla soprano Susanna Rigacci.

Max Pezzali è invece pronto per la seconda parte della sua carriera, e ritorna con Il mio secondo tempo, di sicuro il brano più radiofonico di tutto il festival.

A cinque anni dal suo ultimo festival, e con l’ennesimo nuovo look, Anna Oxa ritorna con La mia anima d’uomo, brano roccheggiante, che la Oxa ha interpretato quasi come una indemoniata.

Deludente Tricarico, che dopo il brillante Bosco delle Fragole, torna sul palco dell’Ariston con Tre colori, lenta filastrocca-inno al tricolore italiano, rasentando i canti degli alpini. Non deludono invece i favoriti di questa edizione, i Modà featuring Emma Marrone che hanno invece cantato Arriverà.

Tra i brani orecchiabili anche l’Alieno di Luca Madonia con Franco Battiato. Old style, ma sempre attuale, Il vento e le rose interpretato da una Patty Pravo (vocalmente) non proprio in forma.

Vivo sospesa è stato il penultimo brano in gara, cantato dalla vincitrice in carica di X Factor, Natalie, la quale in alcuni momenti, con il suo brano rock, ha vagamente ricordato Bjork. Ha chiuso questa prima serata Albano che con Amanda è libera, magistralmente cantata, ma musicalmente già sentita, ha affrontato la delicata tematica della prostituzione.

LE ELIMINATE:

Prime ad abbandonare la gara le due Anna: Anna Oxa con La mia anima d’uomo e Anna Tatangelo con Bastardo cedono infatti il passo alle dodici canzoni che riascolteremo domani sera insieme ai giovani.

Sanremo 2010: al via questa sera le celebrazioni… e i ripescaggi!

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Tra polemiche, ascolti record e qualche (simpatica) gaff, il Festival di Sanremo è giunto alla terza serata, quella “celebrativa”, che questa sera, grazie a guest star d’eccezione come Carmen Consoli che, insieme alla prima vincitrice della kermesse canora, Nilla Pizzi, renderà omaggio a sessantanni di musica che hanno attraversato il nostro paese. Non salirà sul palco dell’Ariston invece Tiziano Ferro: protagonista di un  gossip, lanciato da Alessandro Cecchi Paone a Domenica Cinque di una sua presunta omosessualità già vociferata da tempo sui blog, Ferro avrebbe dovuto partecipare al Festival in veste di super ospite e duettare con una delle voci internazionali più belle, quella di Mary J Blige sulle note di Each Tear, ma è costretto a rinunciare a causa di una laringite su consiglio del suo medico curante che gli ha categoricamente vietato di viaggiare. Lo staff della Blige ha fatto sapere che la cantante invece si esibirà comunque da sola, così come già in programma.

Ma questa sera è una serata importantissima per le cinque canzoni finora eliminate, ovvero Nino d’Angelo con Maria Nazionale (Jammo jà), Valerio Scanu (Per tutte le volte che…), Sonohora (Baby), Toto Cutugno (Aeroplani) e Pupo-Filiberto-Canonico (Italia amore mio): attraverso il sistema misto televoto-giuria-tecnica le due canzoni più votate saranno riammesse alla gara e comporranno le dodici canzoni che si riesibiranno venerdì nella serata dei duetti.

Sicuramente tra i più papabili per il ripescaggio c’è Valerio Scanu, ex concorrente del talent Amici, è sicuramente un personaggio già avvezzo al televoto e sarà fortemente sostenuto da un pubblico giovane e fidelizzato, che lo voterà indipendentemente dal valore artistico della canzone che interpreta sul palco dell’Ariston.

Per il secondo ripescaggio, noi di Cosmomusic suggeriamo invece Jammo Jà, di Nino d’Angelo e Maria Nazionale. Durante il programma condotto da Maurizio Costanzo, Sanremo? Parliamonequestion time, è emerso il problema della traduzione (con proposta di sottotitoli) e, nonostante riteniamo un vero sacrilegio tradurre il napoletano (vera seconda lingua d’Italia, ascoltata in tutto il mondo grazie alla canzone classica) il nostro blog per ovviare questo problema, propone una traduzione a fronte integrale. Il testo proposto da Nino d’Angelo è un fedele quadro del problema del mezzogiorno in Italia; l’artista, in coppia con una grande interprete della canzone napoletana, Maria Nazionale, divenuta famosa per il ruolo da protagonista nel film Gomorra, ha sapientemente unito ad un testo impegnato un sound orientaleggiante molto orecchiabile che conquista sin dal primo ascolto.

Su via

 

Su via guadagniamoci il pane

Noi abbiamo il sudore nelle mani

E sappiamo cambiare

Su via facciamo presto

In quest’Italia di smog e stress

Noi siamo i furbi che si fanno imbrogliare

Siamo nati con due destini,

siamo la notte e siamo il mattino

siamo rose e siamo spine

ma siamo rami dello stesso giardino

Meridionali

Siamo terra piena di mare

Che nessuno può immaginare

Stiamo bene o stiamo male

Andiamo avanti così

Il lavoro è un regalo

E la speranza è partire

Su via diamoci una mano

Se stiamo insieme possiamo andare lontano

Non possiamo più aspettare

Su via che questa vita va di corsa

Noi siamo la casa dei baci e delle carezze

Ma fa notizia soltanto la spazzatura

La mafia ed il mandolino

Che da sempre ci etichettano addosso

Siamo la faccia di una cartolina

Che ci svende in tutto il mondo

Meridionali

Siamo voce in mezzo al mare

Che nessuno vuole ascoltare

Siamo l’erba bruciata

Di cui non si conosce il colpevole

Siamo lo specchio di un’autostrade

Che non finiscono mai

Dove il vento abbraccia il mare

E sono troppi i pensieri

E chi cresce con questo pane amare

È’ un italiano straniero

Se la giustizia se ne lava le mani

Sono bianche le bandiere

E chi non può pensare mai al domani

Nasce prigioniero…

Siamo nati con due destini

Siamo la notte e siamo il mattino

Siamo rose e siamo spine

Ma siamo rami dello stesso giardino

Meridionali

Siamo terra piena di mare

Che nessuno può immaginare

Stiamo bene o stiamo male

Andiamo avanti così

Il lavoro è un regalo

E la speranza è partire

I ragazzi dei vicoli di Napoli

Non saranno mai re

Nello “zen di Palermo” (è un quartiere) bevono il tempo

Per la sete di sapere

E non è mai facile dormire con i perché (dubbi)

Vivere con la pazienza è il più grande equilibrio

Per chi può cadere

Sanremo 2010, la prima serata e le prime eliminazioni

clerici-antonella.jpgÈ stata la voce di Paolo Bonolis, insieme all’immancabile spalla Luca Laurenti, ad aprire la prima serata del sessantesimo Festival di Sanremo, e benché l’intervento di oltre venti minuti facesse presagire una interminabile serata tra sketch, ospiti ed interventi prolissi e noiosi, il festival condotto per la prima volta da Antonella Clerici, è stata invece una piacevole serata che ha posto la musica al centro dello spettacolo. Prima esibizione quella di Irene Grandi che ha proposto un brano, La cometa di Halley, roccheggiante molto radiofonico.

Tra le performance più attese quella di Valerio Scanu, uno degli “Artisti” (così è chiamata ora l’ex categoria dei Big), primo dei concorrenti proveniente dal mondo dei talent-reality: vincitore della passata edizione di Amici, Scanu ha proposto al pubblico Per tutte le volte che…, canzone scritta per lui da un concorrente dell’attuale edizione del talent di Maria De Filippi, davvero molto orecchiabile, benché ripetitiva e lenta, con un pianoforte molto intenso che ne riprendeva il motivo principale.

Nino d’Angelo ha proposto invece Jamme Ja, in coppia con la cantante partenopea Maria Nazionale, che ha ripreso i motivi arabeggianti che hanno caratterizzato un po’ tutte le canzoni sanremesi di D’Angelo.

Toto Cutugno ha interpretato invece Aeroplani, una canzone che, almeno al primo ascolto, sembra non aggiungere nulla alla produzione recente del cantautore.

Rivelazione nella categoria giovani della scorsa edizione del festival, Arisa, accompagnata dal Trio Marinetti, ha invece cantato Malamorenò, un pezzo davvero molto orecchiabile, forse il migliore di questa edizione, che restituisce le atmosfere delle canzoni degli anni ’40, ed è ritornata con un nuovo look un po’ maestrina severa vagamente sensuale.

Uno squillo di tromba ha annunciato alla fine di ogni performance, l’avvenuta votazione da parte della sola giuria demoscopica.

C’erano molte aspettative sul brano di Marco Mengoni, vincitore dell’ultima edizione di X Factor, e secondo cantante in gara proveniente da un talent, ma la sua canzone, Re matto, ha forse deluso: distante dalle atmosfere rarefatte con cui si è fatto notare nello show di RaiDue, Mengoni ha portato un urlato, visionario e chiassoso, così come Simone Cristicchi, che ha cantato, o meglio protestato, contro la società contemporanea, scagliandosi contro la premiere dame di Francia, Carla Bruni, in una canzone dal ritornello ripetitivo.     

Malika Ayane ha portato un pezzo raffinato che però, come lo scorso anno per la sua Come foglie, dovrà essere metabolizzato dal pubblico con più ascolti.

È stato fischiato l’annuncio del trio Pupo-Savoia-Canonico, prim’ancora dell’esibizione: Italia amore mio, epopea patriottica cantata di una nazione, sembra invece insultare gli italiani con quella partecipazione, quella del “Principe” decisamente offensiva ed oltraggiosa, e difatti Emanuele Filiberto è decisamente negato per il mondo della musica: Canonico, con la sua voce tenorile, è riuscito tuttavia a nobilitare la scarsa interpretazione, l’esecuzione è stata celebrata dal pubblico in sala con alcuni tricolori nascosti sventolati comunque alla fine della non entusiasmante performance.

Secondo la scaletta del festival dopo Italia amore mio, sarebbe stato il turno di Morgan, il grande escluso del 2010, cui Antonella Clerici ha dedicato un piccolo omaggio, leggendo uno stralcio del brano La sera, che avrebbe dovuto concorrere in questa edizione.

Prolisso invece l’intervento di Antonio Cassano che ha dispensato i suoi imperdibili (?) aforismi, in una colloquiale conversazione con la Clerici.

1735^ canzone eseguita sul palco dell’Ariston, durante il festival, quella dei Sonohora, vincitori nella categoria giovani nel 2008, che confermano quella che è forse la tendenza di questa edizione, proponendo, così come Ruggieri, Grandi, un brano, Baby, decisamente roccheggiante.

Una delle ultime esibizioni quella di Povia che ha cantato La verità, uno dei brani protagonisti delle polemiche prefestivaliere che, come ormai tradizione del cantastorie italiano, affianca ad un testo impegnato, quest’anno sull’eutanasia, un motivo facile ma che fonda più sulla gestualità e l’interpretazione scenica piuttosto che sulla canzone stessa.

Tra gli ultimi performer della serata, Noemi, vincitrice morale della seconda edizione di X Factor e terza ed ultima concorrente proveniente dal mondo dei talent, che ha cantato Per tutta la vita, sulla falsariga dei brani anni ’60, in stile night, che riprende via via lo stile grintoso delle produzioni con cui l’artista si è fatta conoscere ed apprezzare, come la hit di debutto Briciole, e L’Amore si odia, in coppia con Fiorella Mannoia.

A chiudere la serata Fabrizio Moro, con il secondo testo impegnato della kermesse, sulle morti bianche, quelle dei lavoratori, con Non è una canzone, un rap di protesta molto arrabbiato.

Tra contestazioni, fischi e proteste, i primi tre eliminati di questa prima serata sono stati, in ordine alfabetico: Toto Cutugno, con la canzone Aeroplani, e non ha convinto nemmeno lunico brano in dialetto, Jamme Ja, di Nino D’Angelo con Maria Nazionale, così come la patriottica Italia amore mio, di Pupo-Savoia-Canonico.

La serata si è conclusa esattamente a mezzanotte e ventotto, un orario decisamente accessibile anche a chi, l’indomani deve andare a lavoro e può comunque seguire, in una settimana prevalentemente lavorativa, il festival senza problemi. Emozionatissima Antonella Clerici che ha saputo fronteggiare con maestria anche i piccoli inconvenienti della diretta, conducendo un festival sobrio, che ha fatto spazio con moderazione agli ospiti, ponendo, finalmente, in primo piano la musica. Brava!