Antonio Dognini: «Le case discografiche attingono solo dai talent. Io vado su internet per propormi direttamente al pubblico»

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Antonio Dognini - Felice di Essere (cover).jpgAppuntatevi il suo nome, cari amici di Cosmomusic, perché di Antonio Dognini, cantante emergente milanese, ne sentirete ancora parlare. Classe 1982, Dognini muove i primi passi nel mondo della musica attraverso una serie di interessanti progetti che provano a coniugare la musica alle altre arti e comunicazione come la fotografia: suo è infatti il progetto “Beyond Appearances” (2007), che ha sfruttato canali gratuiti, ma potenti, come YouTube e MySpace per una comunicazione, forse ancora di nicchia, ma globale. Ed è proprio Internet lo strumento principe con cui Antonio si fa conoscere al suo pubblico. Il brano che propone adesso si intitola “Felice di Essere”, in merito al quale dice: «Si realizza in concomitanza con un profondo percorso personale di ricerca interiore e risveglio del contatto con la dimensione perduta, dell’Essere». Ma non parlategli di ricerca: «Ricerca forse è troppo – dice – poiché presuppone già qualcosa di futuro a cui aspiriamo». Cosmomusic l’ha intervistato per voi:

“Felice di Essere”, il tuo singolo, è fortemente improntato su di una ricerca interiore, un risveglio del sé: ma qual è la tua ricerca?

«Beh, parlare di ricerca forse è un po’ troppo… la ricerca presuppone già un qualcosa di futuro a cui aspiriamo, che dobbiamo necessariamente raggiungere. Il percorso spirituale di cui “Felice di Essere” rappresenta una tappa fondamentale, fa più riferimento ad un’intenzione di vivere quello che c’è, quando c’è, stando sempre attenti al proprio aspetto interiore. Vivere il presente. Essere nel mondo ma non del mondo».

Del singolo hai anche registrato un videoclip…

«Si, “Felice di Essere” è un progetto che, seppur con delle caratteristiche molto personali, è in sintonia anche con quelli che sono i requisiti del mondo della musica pop. E il videoclip non poteva mancare. Tra l’altro, nella sua semplicità, integra perfettamente il messaggio della canzone. Mi piace molto unire la musica ad altre forme d’arte ed i video musicali ormai sono questo. A parte quelli standard, che fanno sempre dirigere agli stessi registi solo per esigenze commerciali ma non voglio entrare in polemica. Il video di “Felice di Essere” è nato davvero da una sintonia fortissima tra me e il regista, Mikeye, ci siamo confrontati molto, sia su quello che rappresenta per me l’essenza del brano, ma anche quello che avrei voluto trasmettere a chi l’avrebbe poi guardato. Mikeye ha colto in pieno il messaggio e ha aggiunto tutta la sua creatività scovando una location davvero bella. Spero che il video vi piaccia!».

Nella clip del tuo singolo indossi un braccialetto rosso, segno distintivo della Kabbalah, la dottrina “lanciata” da Madonna: scelta spirituale o curiosità verso una fede di moda?

«La Kabbalah per me ha rappresentato una sorta di iniziazione verso un percorso di consapevolezza, più che un segno distintivo, la “Red String” è uno strumento che serve per la protezione da parte della negatività degli altri… e di noi stessi, indossarla mi ricorda quanto la nostra visione esterna del mondo e degli altri sia in essenza una proiezione del nostro stato di coscienza personale, ad osservare ciò che si muove dentro noi quando andiamo in quella densità. Sono consapevole del fatto che ci sia molta moda dietro tutto ciò, ma va bene anche questo. È un percorso che, in ogni caso, in un modo o nell’altro, tutti dobbiamo compiere».

Secondo alcuni critici del tempo, quella della stampa nel XV secolo era l’invenzione capace di risvegliare le coscienze: qual è secondo te un’invenzione moderna che ha avuto lo stesso effetto?

«Secondo me nell’era moderna più che di invenzione si può parlare di “distruzione”: oggi non stiamo attraversando una crisi morale, politica, religiosa o economica, no, niente del genere, noi siamo in una crisi evolutiva. Le invenzioni sono state tante ma, seppur sempre più elaborate ed innovative, a quanto pare le cose non stanno andando sempre meglio per tutti, e non mi riferisco solo ai paesi poveri ma anche alle grandi città. È evidente ormai che non saranno altre invenzioni a salvarci, ma sarà proprio questa crisi a darci la possibilità di passare a qualcosa di diverso. Quando tutto crolla che cosa resta? Non dobbiamo ricoprire le nostre gabbie con dell’oro, è il momento di romperle. E la gioia di Essere penso e spero che sarà la nuova grande scoperta».

Sono sempre di più gli artisti che provano a promuoversi attraverso internet, abbandonando audizioni e demo presso le case discografiche: è una scelta di tendenza o un’esigenza dovuta allo snobismo delle etichette discografiche?

«Le case discografiche hanno preso tutto quello che c’era da prendere, adesso, almeno in Italia, stanno attingendo ragazzi dai “Talent”, ma il fatto è che non sempre c’è una linea artistica, non sempre il vero talento e le personalità dei singoli cantanti vengono valorizzate e fatte crescere: per far crescere un artista ci vuole spesso del tempo mentre ormai è tutto molto frenetico. La gente continua a chiedermi come mai non vado ad Amici o ad altri programmi del genere, la visione collettiva ormai è corrotta da questi programmi e la gente pensa che siano l’unico modo per fare musica. Ecco da cosa nasce per me la necessità e la voglia di utilizzare internet: voler fare quello che voglio, come voglio e proporlo direttamente al pubblico».

Quindi tra un tra un talent e la possibilità di partecipare al Festival di Sanremo…

«Ovviamente sceglierei Sanremo anche se anche lì i giovani stanno diventando delle “comparsate” costrette a doversi esibire in seconda serata inoltrata».

Un cantante o un artista con cui ti piacerebbe duettare o collaborare…

«Tra gli artisti italiani sceglierei Neffa o Max Gazzé, tra quelli stranieri punterei più sulle donne: Tina Arena o Lara Fabian, mi piace molto anche Anggun, mi affascina da sempre oltre ad avere una bellissima voce e una grande personalità».

Ritornando al tuo ultimo lavoro discografico: come nasce “Felice di Essere”?

 «“Felice di Essere” rappresenta le fondamenta della mia musica, del mio messaggio e della mia crescita artistica ma anche personale: la gioia di Essere e l’accettazione sono il presupposto principale da cui poter decidere o anche di cambiare. La resa o l’accettazione non sono mai passive. Il brano nasce da una riscoperta di tutto questo, da un contatto con una quiete che, anche nella sofferenza più acuta, è sempre lì. Dalla voglia di tornare a casa».

Il tuo singolo ha avuto un ottimo riscontro di pubblico su iTunes, a quando un album e cosa puoi anticiparci a riguardo?

«È vero! L’hanno scaricato davvero in tanti e vorrei approfittare di questo spazio per ringraziare tutte le persone che l’hanno acquistata! Per l’album non so ancora, ma sicuramente il progetto “Felice di Essere” non è finito. Vorrei proporlo anche all’estero visto che, a quanto ho potuto notare dai responsi del web, c’è un forte interesse sia del pubblico americano che europeo. Incrociamo le dita».

Quali le date da segnare in agenda per ascoltarti dal vivo?

«Questo sabato, il 27, sarò a Sedriano vicino a Milano per una manifestazione di beneficenza organizzata da due associazioni: “Azione Musica Onlus” e “Marco e i suoi Amici”, insieme per sostenere il piano di emergenza alimentare a favore dei bambini di Cordoba e a sostegno delle attività per diversamente abili di Sedriano e dei paesi limitrofi. Poi stiamo fissando delle date per l’estate oltre a degli appuntamenti di promozione radiofonica, ma se volete essere sempre aggiornati aggiungetemi su Facebook e diventate miei “fans”».

 

Link dell’artista:

www.antoniodognini.com

www.myspace.com/antoniodognini

le foto utilizzate nell’articolo sono di Alessandro Congiu