Osvaldo Supino: la webstar provoca ancora con il singolo “Mannequinz”

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Osvaldo Supino ritorna con un nuovo lavoro discografico, e la provocazione ormai è assicurata. Da sempre infatti le copertine dei suoi singoli, e i videoclip che li accompagnano, hanno sempre suscitato molte polemiche e scalpore, facendo sì che la giovane web-star italiana riuscisse a catalizzare l’attenzione dei media, e del popolo della rete in particolare. Il cantante ritornerà domani, 29 maggio, con il singolo Mannequinz, e sin dalla pubblicazione della controversa cover su twitter è stata un’esplosione di post sul web e i social network.

Il pezzo estivo con cui ritorna Supino è stato scritto e prodotto tra Milano e Stoccolma da Christian Rabb, Kristoffer Sjokvist, Frida Molander e Charlie Mason, gli stessi autori di tanti successi di Miley Cyrus, Boa e Sarah Connor ma anche di “Out Of love” (brano che Nina Zilli ha presentato all’Eurovision 2012). Si tratta di un pezzo dal sound internazionale, con influenze elettro dance.

Il singolo è stato prepotentemente scelto dai fan dell’artista, che l’hanno votato sul sito web tra le tracce dell’EP. Mannequinz sarà accompagnato da un tour promozionale che partirà da Palermo il prossimo 9 Giugno, HERE I AM LIVE TOUR 2012, le cui date saranno rese note nei prossimi giorni sul sito ufficiale www.osvaldosupino.com: «Ho voglia di cantare e ballare tutta l’estate fino a stancarmi. Voglio viaggiare di nuovo, incontrare i miei fans e imparare cose nuove – ha detto entusiasta Osvaldo – andare in tour è la parte più eccitante ed emozionante di tutto il processo lavorativo ma anche una grande fortuna. E’ per questo che vivo tutto come se fosse sempre la prima volta e non do mai nulla per scontato».

Come la copertina, curata da Stefano Oliva, che ha ritratto Osvaldo nudo su di uno skateboard, anche il videoclip, in uscita nelle prossime settimane, per la regia di Roberto Chierici, è destinato a suscitare grandi polemiche.

Antonio Dognini: «Le case discografiche attingono solo dai talent. Io vado su internet per propormi direttamente al pubblico»

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Antonio Dognini - Felice di Essere (cover).jpgAppuntatevi il suo nome, cari amici di Cosmomusic, perché di Antonio Dognini, cantante emergente milanese, ne sentirete ancora parlare. Classe 1982, Dognini muove i primi passi nel mondo della musica attraverso una serie di interessanti progetti che provano a coniugare la musica alle altre arti e comunicazione come la fotografia: suo è infatti il progetto “Beyond Appearances” (2007), che ha sfruttato canali gratuiti, ma potenti, come YouTube e MySpace per una comunicazione, forse ancora di nicchia, ma globale. Ed è proprio Internet lo strumento principe con cui Antonio si fa conoscere al suo pubblico. Il brano che propone adesso si intitola “Felice di Essere”, in merito al quale dice: «Si realizza in concomitanza con un profondo percorso personale di ricerca interiore e risveglio del contatto con la dimensione perduta, dell’Essere». Ma non parlategli di ricerca: «Ricerca forse è troppo – dice – poiché presuppone già qualcosa di futuro a cui aspiriamo». Cosmomusic l’ha intervistato per voi:

“Felice di Essere”, il tuo singolo, è fortemente improntato su di una ricerca interiore, un risveglio del sé: ma qual è la tua ricerca?

«Beh, parlare di ricerca forse è un po’ troppo… la ricerca presuppone già un qualcosa di futuro a cui aspiriamo, che dobbiamo necessariamente raggiungere. Il percorso spirituale di cui “Felice di Essere” rappresenta una tappa fondamentale, fa più riferimento ad un’intenzione di vivere quello che c’è, quando c’è, stando sempre attenti al proprio aspetto interiore. Vivere il presente. Essere nel mondo ma non del mondo».

Del singolo hai anche registrato un videoclip…

«Si, “Felice di Essere” è un progetto che, seppur con delle caratteristiche molto personali, è in sintonia anche con quelli che sono i requisiti del mondo della musica pop. E il videoclip non poteva mancare. Tra l’altro, nella sua semplicità, integra perfettamente il messaggio della canzone. Mi piace molto unire la musica ad altre forme d’arte ed i video musicali ormai sono questo. A parte quelli standard, che fanno sempre dirigere agli stessi registi solo per esigenze commerciali ma non voglio entrare in polemica. Il video di “Felice di Essere” è nato davvero da una sintonia fortissima tra me e il regista, Mikeye, ci siamo confrontati molto, sia su quello che rappresenta per me l’essenza del brano, ma anche quello che avrei voluto trasmettere a chi l’avrebbe poi guardato. Mikeye ha colto in pieno il messaggio e ha aggiunto tutta la sua creatività scovando una location davvero bella. Spero che il video vi piaccia!».

Nella clip del tuo singolo indossi un braccialetto rosso, segno distintivo della Kabbalah, la dottrina “lanciata” da Madonna: scelta spirituale o curiosità verso una fede di moda?

«La Kabbalah per me ha rappresentato una sorta di iniziazione verso un percorso di consapevolezza, più che un segno distintivo, la “Red String” è uno strumento che serve per la protezione da parte della negatività degli altri… e di noi stessi, indossarla mi ricorda quanto la nostra visione esterna del mondo e degli altri sia in essenza una proiezione del nostro stato di coscienza personale, ad osservare ciò che si muove dentro noi quando andiamo in quella densità. Sono consapevole del fatto che ci sia molta moda dietro tutto ciò, ma va bene anche questo. È un percorso che, in ogni caso, in un modo o nell’altro, tutti dobbiamo compiere».

Secondo alcuni critici del tempo, quella della stampa nel XV secolo era l’invenzione capace di risvegliare le coscienze: qual è secondo te un’invenzione moderna che ha avuto lo stesso effetto?

«Secondo me nell’era moderna più che di invenzione si può parlare di “distruzione”: oggi non stiamo attraversando una crisi morale, politica, religiosa o economica, no, niente del genere, noi siamo in una crisi evolutiva. Le invenzioni sono state tante ma, seppur sempre più elaborate ed innovative, a quanto pare le cose non stanno andando sempre meglio per tutti, e non mi riferisco solo ai paesi poveri ma anche alle grandi città. È evidente ormai che non saranno altre invenzioni a salvarci, ma sarà proprio questa crisi a darci la possibilità di passare a qualcosa di diverso. Quando tutto crolla che cosa resta? Non dobbiamo ricoprire le nostre gabbie con dell’oro, è il momento di romperle. E la gioia di Essere penso e spero che sarà la nuova grande scoperta».

Sono sempre di più gli artisti che provano a promuoversi attraverso internet, abbandonando audizioni e demo presso le case discografiche: è una scelta di tendenza o un’esigenza dovuta allo snobismo delle etichette discografiche?

«Le case discografiche hanno preso tutto quello che c’era da prendere, adesso, almeno in Italia, stanno attingendo ragazzi dai “Talent”, ma il fatto è che non sempre c’è una linea artistica, non sempre il vero talento e le personalità dei singoli cantanti vengono valorizzate e fatte crescere: per far crescere un artista ci vuole spesso del tempo mentre ormai è tutto molto frenetico. La gente continua a chiedermi come mai non vado ad Amici o ad altri programmi del genere, la visione collettiva ormai è corrotta da questi programmi e la gente pensa che siano l’unico modo per fare musica. Ecco da cosa nasce per me la necessità e la voglia di utilizzare internet: voler fare quello che voglio, come voglio e proporlo direttamente al pubblico».

Quindi tra un tra un talent e la possibilità di partecipare al Festival di Sanremo…

«Ovviamente sceglierei Sanremo anche se anche lì i giovani stanno diventando delle “comparsate” costrette a doversi esibire in seconda serata inoltrata».

Un cantante o un artista con cui ti piacerebbe duettare o collaborare…

«Tra gli artisti italiani sceglierei Neffa o Max Gazzé, tra quelli stranieri punterei più sulle donne: Tina Arena o Lara Fabian, mi piace molto anche Anggun, mi affascina da sempre oltre ad avere una bellissima voce e una grande personalità».

Ritornando al tuo ultimo lavoro discografico: come nasce “Felice di Essere”?

 «“Felice di Essere” rappresenta le fondamenta della mia musica, del mio messaggio e della mia crescita artistica ma anche personale: la gioia di Essere e l’accettazione sono il presupposto principale da cui poter decidere o anche di cambiare. La resa o l’accettazione non sono mai passive. Il brano nasce da una riscoperta di tutto questo, da un contatto con una quiete che, anche nella sofferenza più acuta, è sempre lì. Dalla voglia di tornare a casa».

Il tuo singolo ha avuto un ottimo riscontro di pubblico su iTunes, a quando un album e cosa puoi anticiparci a riguardo?

«È vero! L’hanno scaricato davvero in tanti e vorrei approfittare di questo spazio per ringraziare tutte le persone che l’hanno acquistata! Per l’album non so ancora, ma sicuramente il progetto “Felice di Essere” non è finito. Vorrei proporlo anche all’estero visto che, a quanto ho potuto notare dai responsi del web, c’è un forte interesse sia del pubblico americano che europeo. Incrociamo le dita».

Quali le date da segnare in agenda per ascoltarti dal vivo?

«Questo sabato, il 27, sarò a Sedriano vicino a Milano per una manifestazione di beneficenza organizzata da due associazioni: “Azione Musica Onlus” e “Marco e i suoi Amici”, insieme per sostenere il piano di emergenza alimentare a favore dei bambini di Cordoba e a sostegno delle attività per diversamente abili di Sedriano e dei paesi limitrofi. Poi stiamo fissando delle date per l’estate oltre a degli appuntamenti di promozione radiofonica, ma se volete essere sempre aggiornati aggiungetemi su Facebook e diventate miei “fans”».

 

Link dell’artista:

www.antoniodognini.com

www.myspace.com/antoniodognini

le foto utilizzate nell’articolo sono di Alessandro Congiu

Osvaldo Supino si racconta. Cosmomusic intervista il vero fenomeno italiano del web

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Oggi internet è quasi esclusivamente sinonimo di social network: facebook, tag, stati danimo e uno scambio disordinato di link. Sono tante le community che consentono di condividere praticamente ogni istante della nostra vita: dal video girato col cellulare in classe ad una foto scattata al mare e postata su twitter. Cresce la popolazione della rete, ma la vera comunicazione è inversamente proporzionale alla massa che affolla postazioni PC e siti web, e mentre gli utenti aumentano, diminuisce invece la reale necessità di dire qualcosa. Ma Osvaldo Supino, cantante venticinquenne di Milano, ha dimostrato che internet può trasformarsi da strumento di condivisione svogliata di commenti e post, a potente mezzo di autopromozione low budget: il risultato è l’unica vera web star italiana, come l’ha definito il Corriere della sera, che ha saputo imporsi sui nuovi media, conquistando per ben due anni conseutivi una nomination ai prestigiosi BT Digital Music Awards, i premi della musica digitale inglesi. Tante le star anglosassoni nate in rete, dal giovanissimo Justin Bieber a Charice Pempengco, ma nessun italiano era mai riuscito nell’impresa. Le sue canzoni spopolano su iTunes, i suoi video su YouTube sono cliccatissimi, ed Osvaldo è così riuscito ad uscire dall’anonimato telematico trasformandosi in un vero e proprio fenomeno della rete.

Sei tra i pochi italiani ad essere diventato famoso attraverso il web, come hai mosso i primi passi?

In realtà ho fatto quello che fanno più o meno tutti quelli della mia età che amano la musica. Ho aperto una pagina myspace, costruito il mio primo sito internet… tutto in maniera molto semplice e autonoma. Il resto è venuto da sé.

La tua è sicuramente una personalità forte, a tratti stravagante: immagine genuina o una premeditata costruzione a tavolino?

Cerco solo di lasciarmi andare e dare spazio alla creatività. E’ questo il vantaggio di essere artisti indipendenti: avere la possibilità di mostrarsi per quel che si è per davvero.

Quando hai capito che internet poteva essere uno strumento per emergere?

Oggi tutti gli artisti, anche quelli più noti ricorrono a internet. E nel caso dei giovani come me, molto spesso è l’unica risorsa che si ha, perciò vale la pena usarla nel migliore dei modi.

Hai mai pensato di partecipare a un talent?

Ci avevo pensato qualche anno fa ma i produttori con cui lavoravo all’epoca mi avevano sconsigliato passi del genere. Nel futuro però, mai dire mai.

Il tuo ultimo lavoro discografico si chiama “Fell for the Enemy”, un inno a…

Fell for the enemy è il pezzo più importante che abbia mai interpretato. Avevo appena chiuso una storia importante e quando ho ascoltato il pezzo per la prima volta mi sono rivisto in ogni aspetto, tanto da volerla avere a tutti i costi. La musica è il riflesso di ciò che viviamo ed io sentivo l’esigenza di sfogarmi, di affrontare nuovamente tutto ciò che stavo provando in quel periodo. E’ un pezzo davvero speciale per me che mi emoziona ogni qual volta lo riascolto.

Quali sono i modelli cui ti ispiri nel look e quali invece ti ispirano nella tua musica?

La cosa fondamentale è sentirmi a mio agio. Mio fratello GiovanniPio e Roberto Chierici, il regista del video, hanno contribuito molto a far crescere la mia immagine, perciò sotto questo punto di vista devo moltissimo a loro. Musicalmente ascolto di tutto, ma i miei miti restano Michael Jackson e Madonna. Tra gli italiani invece Tiziano Ferro e Paola & Chiara: stimo molto le sorelle Iezzi, sono coraggiose, piene di talento e non hanno paura di reinventarsi… cosa veramente rara nel nostro paese.

Quando hai capito che avevi talento e volevi diventare un cantante di successo?

Non c’è stato un giorno in particolare in cui ho deciso di voler fare il cantante: la musica è sempre stata parte di me, fin da quand’ero molto piccolo… le scelte fatte nella mia vita sono sempre state mosse da questa fortissima passione.

I prossimi progetti di Osvaldo Supino…

L’uscita di un nuovo singolo per la prossima primavera e poi live, live e ancora live!

I link ufficiali dell’artista:

www.osvaldosupino.com

www.youtube.com/osvaldosupino

www.twitter.com/osvaldosupino

www.youtube.com/osvaldosupino

www.myspace.com/osvaldosupino

Le foto di Osvaldo utilizzate nell’articolo sono di Davide Di Lorenzo.

Sarah Riley, la rivelazione britannica del web

Sarah Riley.jpgIl suo pop leggero ed orecchiabile potrebbe fare da colonna sonora al più classico dei teen drama americani, perché Sarah Riley, giovane promessa della musica britannica, che Cosmomusic ha scoperto per caso sul web, ricorda nel sound e nella straordinaria interpretazione della sua Finding Out, singolo d’esordio, la più nota Sarah McLachlan, la cantante canadese che con le sue canzoni ha accompagnato tanti momenti di serial cult. Un nome, un destino insomma, per la bella e brava Riley. Laureata in ingegneria, classe 1977, Sarah inizia la sua carriera di ingegnere e pilota presso l’Aston Martin Lagonda Ltd, nel Regno Unito, che lascerà nel marzo del 2009, dopo aver accantonato per quattordici anni la sua vera passione, la musica, che negli anni aveva sostituito con una più fredda, e forse razionale, carriera tecnica, che non colmava tuttavia il vuoto che aveva nel cuore. 

Perché hai deciso di seguire la tua carriera proprio in questo momento?

«Circa due anni fa l’ingegneria ha cominciato ad annoiarmi: il mio disco era scomparso, ed io non sapevo perché. Col passare del tempo ho faticato per trovare una motivazione tutti i giorni, ho guidato un team di persone, ed ispirarli era per me sempre più difficile. Ho deciso di fare allora qualcosa di musicale, anche come hobby, sin da quando ero adolescente: la musica ha sempre fatto parte della mia vita».

Quando hai capito di avere talento?

«Ho cantato la mia prima canzone a mio padre, che suonava la chitarra, quando avevo tre anni, era una tradizionale canzone inglese chiamata “Where have all the flowers gone”: è carina, ho ancora la registrazione su di un nastro. Da quel momento ho capito che potevo cantare. La consapevolezza del mio talento è stata una storia diversa: mi ci è voluto più tempo, per capire che la mia voce fosse abbastanza buona per farci qualcosa! Io credo che sia stata la prima volta che ho ascoltato una mia registrazione professionale, la prima volta che ho notato il mio talento: era una cover di Joni Mitchell, “Big Yellow Taxi”. Mi sono seduta in studio e l’ho ascoltata più volte, ed ero abbastanza stupita che quella che stavo ascoltando fosse la mia voce».

Sarah Riley - Finding Out.jpgLa prima canzone che tu adesso proponi al pubblico si intitola “Finding Out”…

«”Finding Out” originariamente si chiamava “Leah”, l’ho scritta nel luglio del 2002, mentre ero in una vaganza di sole ragazze a Zante; l’ho scritta pensando alla sorella minore del mio migliore amico, che si chiama Leah: lei aveva sedici anni, ed era una ragazza di buona famiglia che si è sempre comportata bene. Ma ciminciò a frequentare delle “cattive compagnie”, ad usare un trucco molto pesante sul viso, con anelli di metallo alle dita, diventando così parte di un gang. Insieme abbiamo parlato molto durante quella vacanza, e la canzone è stata il mio modo di dirle “Guardati sei una bellissima donna, non hai bisogno di tutto questo, c’è un’altra strada…”. Fondamentalmente una lezione in musica, ed io l’ho dedicata a lei».

Al momento non hai un’etichetta discografica, quanto è importante internet per un artista che vuole promuovere la sua musica e vuole essere notato dalle major?

«No, non ho firmato con alcuna etichetta discografica, ma non sono sicura di quali possano essere realmente i benefici, certo hanno soldi per sponsorizzare l’immagine di un artista, il che porta ovviamente maggiori vendite… io sono nuova, ma posso vedere i rapidi cambiamenti dell’industria discografica e ad esempio è già abbastanza strano per me essere essere un artista pubblicato sul web, che non ho un etichetta. Io voglio essere in grado di guadagnarmi da vivere con la mia musica, ma questo ovviamente non è il mio unico scopo e proposito: ho delle cose da dire alla gente, ed è questo il mio obiettivo principale, storie da raccontare ed un messaggio da trasmettere».

Hai speso gli ultimi quattro mesi in giro per il Regno Unito e l’Europa: quanto è difficile per un artista indipendente?

«Beh, quando il conto in banca comincia a diventare rosso, allora le cose si fanno un pochino più complicate: ci sono stati momenti in cui ho vissuto “alla giornata”, ma sono riuscita a trovare il modo di raggiungere gli obiettivi che mi ero prefissa. Sono molto ingegnosa, ed ho così cominciato a scambiare servizi per raggiungere i miei obiettivi, ad esempio ho progettato un sito web per un fotografo in cambio di foto professionali per il mio sito. Il mio prossimo step è quello di visitare amici a livello internazionale ed avere il loro supporto per una serie di 4-5 concerti in ogni posto, e riuscire a coprire almeno le mie spese di viaggio e cibo».

Anche quest’anno sei in giro per diversi teatri: seguirà un album a questo singolo?

«Sì. Il mio obiettivo è quello di completare il mio album di inediti entro la fine dell’anno, ho già iniziato a scriverlo. Sono molto eccitata. Ho installato uno studio di registrazione domestico, per iniziare a dare forma al progetto. Ho inoltre contattato tanti musicisti che conosco e che penso di invitarli a sviluppare il progetto con me durante l’estate, poi andrò in uno studio professionale per registrare la versione finale. Voglio trascorrere due settimane intere con vari musicisti e poi scoprirne l’effetto finale!».

Allora dov’è possibile acquistare per il momento “Finding Out”?

Attualmente è disponibile sulla piattaforma iTunes (in tutto il mondo), Rhapsody, Napster, Amazon e Limewire Store.

 

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Intervista a “Il Nero ti Dona”, la rock band partenopea

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Il Nero ti Dona - Studiando il modello Terrestre.jpgIl Nero ti Dona, rock band emergente partenopea, composta da Francesca Del Gaudio, Fabrizio Cirillo, Mario Barbarulo e la voce Maurizio Triunfo, ha dimostrato che è possibile ascoltare ed acquistare della buona musica senza necessariamente far riferimento ai grandi nomi sponsorizzati inclusi nei vasti cataloghi delle major discografiche. Almeno per quanto concerne gli amanti del rock l’alternativa c’è, ed un gruppo, questo, di talento; lo dimostrano le preview dei brani del nuovo album Studiando il modello terrestre (Soulfingers Productions), in uscita il 4 Marzo, che è possibile ascoltare e commentare sul myspace ufficiale (www.myspace.com/ilnerotidona) del gruppo: brani intensi ed orecchiabili come Aprile, Disordine, Lembi di Pelle, che si distaccano dalle tradizionali cover band in circolazione, per dare invece vita ad un repertorio originale ed interessante. A pochi giorni dall’uscita del nuovo progetto discografico, Cosmomusic li ha intervistati per saperne di più:

Partiamo dall’inizio: perché “Il Nero ti Dona”?

«Il nome della band – dice il leader Maurizio – ha una nascita casuale ed è opera di Fabrizio. Per gioco, preferiamo non svelare le circostante in cui questo nome è entrato a pieno titolo tra i possibili nomi per la band, possiamo però aggiungere che sintetizza perfettamente il tipo di suggestioni evocate nei brani: il nero è tutto interiore ed affascina noi e, speriamo, chi ci ascolta».

Francesca: «Siamo come quattro passate di nero su anime andate a male, anche se lo sporco del mondo rimane».

Quanto è difficile per una band emergente autoprodursi?

Francesca: «Troppo. Al di là del discorso economico, ci si accorge che senza un’etichetta alle spalle si viene completamente ignorati».

Maurizio: «Sin troppo – gli fa eco – se non fosse per un bisogno fisiologico, direi che non esista una reale convenienza nel fare ciò che si fa, ma è un bisogno troppo forte, come fare l’amore».

Mario: «È difficile autoprodursi in quanto non ci sono aiuti dal resto del meccanismo che poi porta alla produzione, all’uscita ed alla distribuzione di un disco… tutti i problemi sono a carico della band, poi ci si mette anche la SIAE che comporta una spesa non indifferente…».

Fabrizio: «Difficile è un eufemismo».

È noto che la pubblicità è l’anima del commercio: come promuovete il vostro lavoro?

Francesca: «Si cerca di invogliare la gente a tendere l’orecchio con tutti i mezzi multimediali a disposizione. Quindi siti web, myspace, facebook… si cerca di “far girare il nome”, a volte risultando anche martellanti. Ma la cosa più importante restano i live, e con loro tutte le difficoltà che ne derivano, in primis lo sfruttamento da parte dei locali che seguono la logica delle consumazioni dimenticando spesso la qualità. Per i contest il discorso è uguale, se non peggiore: vince chi ha più amici».

Mario: «Siamo in attesa di una buona agenzia di concerti, ma nel frattempo usiamo canali che oggi la fanno da padrone come facebook e myspace».

«Web e passaparola» fa ec6 Fabrizio.

La vostra band esordisce in lingua inglese, poi improvvisamente una virata verso l’italiano…

Maurizio: «La scelta della lingua è una questione delicata: erroneamente, dal mio punto di vista, si crede che l’inglese sia la lingua ufficiale del rock e qualsiasi altro idioma sia solo una brutta copia. Per me si può dire l’esatto contrario: riconosco l’importanza della lingua inglese nella tradizione rock, ma non mi piace l’idea di scimmiottare i miti inglesi o americani, mi piace essere autentico, sentirmi a mio agio con le parole, giocarci, dipingere su carta, lasciarmi affascinare dai dettagli».

Fabrizio: «L’italiano consente una maggiore possibilità espressiva, relativa alle immagini».

Qual è lo spirito di questo lavoro d’esordio?

Maurizio: «Essere parte attiva nel modello terrestre. Non accontentarsi di esistere per inerzia. L’inerzia è comoda, non conosce attriti, ma è pericolosa: gli ostacoli servono a crescere, non importa saperli sempre superare, basta imparare a riconoscerli».

Mario: «Tanta voglia di emergere lottando talvolta contro tutto e tutti, ma non mollando mai… anche se a volte è stato davvero duro farsi scivolare addosso tante cose non molto simpatiche che ci sono accadute».

Il vostro disco d’esordio si intitola “Studiando il modello terrestre”. Com’è questo modello dipinto nei brani dell’album?

Maurizio: «In matematica un modello è una rappresentazione formale di un fenomeno. I comportamenti della popolazione mondiale, in particolare di quella occidentale, sono sempre più standardizzabili, riconducibili ad un modello comune. Il problema della comprensione di questo modello non si pone per chi si sente parte integrante del sistema-mondo, per chi invece, pur non essendo un emarginato, fatica a trovare un suo posto, la comprensione di questo modello si fa complicata».

Mario: «È  come la vita, a volte triste e malinconica, altre volte più spensierata e allegra… e anche se nel disco ci sono parti in cui la malinconia, la nostalgia, la fanno da padrone,  nel brano di chiusura, i tuoi pianeti, emerge un messaggio di speranza verso un qualcosa di migliore».

La copertina del disco vede dei fantocci in file senza volto: di chi è il concept del progetto e cosa rappresenta?

Maurizio: «L’omologazione di massa. Ci manca solo un codice a barre e la data di scadenza».

Francesca: «La foto di copertina è di Manuel Nobili: l’abbiamo trovata su internet e ci è parsa da subito l’immagine più adatta ad esprimere quello che è il mood del disco: l’alienazione in una folla e l’assenza di identità che poi porta a seguire la folla stessa in cui non ci si riconosce. Il disco tenta di esprimere un’avversione a tutto questo, vedendolo attraverso gli occhi di chi non vuol far parte di questo mondo, ma alla fine se ne ritrova inghiottito».

Tre buoni motivi per acquistare il disco…

Maurizio: «… e cosa comprare altrimenti, la compilation del Festival di Sanremo?! A parte qualche eccezione, la musica (almeno quella non accademica) se la sta vedendo proprio male…».

Francesca: «Le gambe più corte dei tavolini sbilenchi di tutti i salotti sperano che lo facciate».

Fabrizio: «È cosa buona e giusta; è biodegradabile; può essere utile avere la custodia di un cd di ricambio nel caso si rompesse quella di qualche disco vero».

Quale la canzone che meglio rappresenta l’album e perché?

Maurizio: «Il modello terrestre. Perché c’è tutto: amore, odio, disillusione, vita, morte, mancanze, ricordi, desideri, Cristo e pure il Demonio… come dire che alla fine non si è di questo mondo e neppure dell’altro, che si riconosce di non vivere bene e pienamente nel bene, ma per fortuna non si vive neanche male e soprattutto nel male… un limbo. Mi pare un quadro perfetto della società moderna».

Francesca: «L’album in sè è portavoce di un percorso: i ragazzi suonano insieme dal 2004 e io con loro dal 2007. I brani sono un excursus di tutti questi anni, quindi ognuno ha dietro di sè un background più o meno diverso. Personalmente credo che i più rappresentativi siano Aprile e Il Modello Terrestre, poichè esprimono forse al meglio il connubio tra le nostre due anime contrapposte, sia per quanto riguarda la parte strumentale che per quella lirica».

Mario: «Mi esprimo per quanto riguarda la parte musicale e credo che la canzone che meglio rappresenti il nostro stile ed impersonifichi il nostro sound sia Aprile nella quale credo ci sia un bellissimo mix tra melodia e rabbia».

Quali i prossimi appuntamenti per vedere Il Nero ti Dona dal vivo?

Maurzio: «Non mancheranno. Stay tuned…».

 

Le foto sono tratte dallo space ufficiale del gruppo.

Per maggiori informazioni:

www.myspace.com/ilnerotidona

www.ilnerotidona.it

 

L’ex “Lollipop” Marta Falcone ritorna con «Never Alone»

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Ha precorso i tempi Marta Falcone, anticipando quella che poi sarebbe stata la moda televisiva degli anni 2000, partecipando, e vincendo, al primo vero talent show italiano del piccolo schermo, Popstar, costituendo la prima (ed unica) girl band tricolore nata da un concorso tv, composta da cinque ragazze sulla scia dei più noti gruppi anglosassoni come Spice Girls e All Saints. Ma due album, sette singoli ed una partecipazione a Sanremo dopo, il progetto “Lollipop” si scioglie. Alla fine del 2004 infatti le cinque ragazze decidono di intraprendere strade diverse. Marta Falcone, definita da subito la J.Lo del gruppo, per la straordinaria bellezza e somiglianza con la cantante portoricana, nel 2007 apre una propria pagina musicale sul social network MySpace (pagina ufficiale www.myspace.com/falconemarta ), caricando le sue prime tracce da solista: versioni di Sunshine, contenuta nell’ultimo album del gruppo, riarrangiate per l’occasione. Poi nel 2008 Marta fa un ulteriore step, pubblicando Vera e Severa, il suo primo singolo inedito. Il brano ha un sound caraibico molto orecchiabile, una salsa sensuale la cui clip è stata girata insieme al ballerino Milton Morales: «Sono affascinata dal mondo sudamericano – ha confidato Marta a Cosmomusic – ho iniziato ad appassionarmi alla musica caraibica sei anni fa e da allora non ho mai smesso». Nel video, diretto da Lorenzo Vignolo, la bella e talentuosa Marta, si cimenta in una danza con l’ex ballerino di Buona Domenica in una sinuosa coreografia dal sapore caraibico.

Marta regala solo per i lettori del nostro sito l’anteprima di un nuovo shooting fotografico realizzato da Gianni Nuzzi, in cui appare bellissima e sensuale, ma ha concesso anche alle pagine di Cosmomusic un’ampia intervista (che sarà pubblicata Lunedì 25 Gennaio, in cui parla anche del suo nuovo singolo, Never Alone, brano inglese di cui è possibile ascoltare un simple sul sito www.martafalcone.com, e già disponobile nei migliori negozi e sulle principali piattaforme digitali on-line, ma anche del suo nuovo lavoro discografico in cantiere, di progetti futuri e dei sogni di un’artista maturata nel tempo che ha voglia di stupire i suoi fan con la sua straordinatia evoluzione musicale.

 

Le foto pubblicate sono realizzate dal fotografo Emiliano Bertaggia, tratte dal calendario 2010 di Marta Falcone, disponibile sul sito dell’artista