Intervista a “Il Nero ti Dona”, la rock band partenopea

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Il Nero ti Dona - Studiando il modello Terrestre.jpgIl Nero ti Dona, rock band emergente partenopea, composta da Francesca Del Gaudio, Fabrizio Cirillo, Mario Barbarulo e la voce Maurizio Triunfo, ha dimostrato che è possibile ascoltare ed acquistare della buona musica senza necessariamente far riferimento ai grandi nomi sponsorizzati inclusi nei vasti cataloghi delle major discografiche. Almeno per quanto concerne gli amanti del rock l’alternativa c’è, ed un gruppo, questo, di talento; lo dimostrano le preview dei brani del nuovo album Studiando il modello terrestre (Soulfingers Productions), in uscita il 4 Marzo, che è possibile ascoltare e commentare sul myspace ufficiale (www.myspace.com/ilnerotidona) del gruppo: brani intensi ed orecchiabili come Aprile, Disordine, Lembi di Pelle, che si distaccano dalle tradizionali cover band in circolazione, per dare invece vita ad un repertorio originale ed interessante. A pochi giorni dall’uscita del nuovo progetto discografico, Cosmomusic li ha intervistati per saperne di più:

Partiamo dall’inizio: perché “Il Nero ti Dona”?

«Il nome della band – dice il leader Maurizio – ha una nascita casuale ed è opera di Fabrizio. Per gioco, preferiamo non svelare le circostante in cui questo nome è entrato a pieno titolo tra i possibili nomi per la band, possiamo però aggiungere che sintetizza perfettamente il tipo di suggestioni evocate nei brani: il nero è tutto interiore ed affascina noi e, speriamo, chi ci ascolta».

Francesca: «Siamo come quattro passate di nero su anime andate a male, anche se lo sporco del mondo rimane».

Quanto è difficile per una band emergente autoprodursi?

Francesca: «Troppo. Al di là del discorso economico, ci si accorge che senza un’etichetta alle spalle si viene completamente ignorati».

Maurizio: «Sin troppo – gli fa eco – se non fosse per un bisogno fisiologico, direi che non esista una reale convenienza nel fare ciò che si fa, ma è un bisogno troppo forte, come fare l’amore».

Mario: «È difficile autoprodursi in quanto non ci sono aiuti dal resto del meccanismo che poi porta alla produzione, all’uscita ed alla distribuzione di un disco… tutti i problemi sono a carico della band, poi ci si mette anche la SIAE che comporta una spesa non indifferente…».

Fabrizio: «Difficile è un eufemismo».

È noto che la pubblicità è l’anima del commercio: come promuovete il vostro lavoro?

Francesca: «Si cerca di invogliare la gente a tendere l’orecchio con tutti i mezzi multimediali a disposizione. Quindi siti web, myspace, facebook… si cerca di “far girare il nome”, a volte risultando anche martellanti. Ma la cosa più importante restano i live, e con loro tutte le difficoltà che ne derivano, in primis lo sfruttamento da parte dei locali che seguono la logica delle consumazioni dimenticando spesso la qualità. Per i contest il discorso è uguale, se non peggiore: vince chi ha più amici».

Mario: «Siamo in attesa di una buona agenzia di concerti, ma nel frattempo usiamo canali che oggi la fanno da padrone come facebook e myspace».

«Web e passaparola» fa ec6 Fabrizio.

La vostra band esordisce in lingua inglese, poi improvvisamente una virata verso l’italiano…

Maurizio: «La scelta della lingua è una questione delicata: erroneamente, dal mio punto di vista, si crede che l’inglese sia la lingua ufficiale del rock e qualsiasi altro idioma sia solo una brutta copia. Per me si può dire l’esatto contrario: riconosco l’importanza della lingua inglese nella tradizione rock, ma non mi piace l’idea di scimmiottare i miti inglesi o americani, mi piace essere autentico, sentirmi a mio agio con le parole, giocarci, dipingere su carta, lasciarmi affascinare dai dettagli».

Fabrizio: «L’italiano consente una maggiore possibilità espressiva, relativa alle immagini».

Qual è lo spirito di questo lavoro d’esordio?

Maurizio: «Essere parte attiva nel modello terrestre. Non accontentarsi di esistere per inerzia. L’inerzia è comoda, non conosce attriti, ma è pericolosa: gli ostacoli servono a crescere, non importa saperli sempre superare, basta imparare a riconoscerli».

Mario: «Tanta voglia di emergere lottando talvolta contro tutto e tutti, ma non mollando mai… anche se a volte è stato davvero duro farsi scivolare addosso tante cose non molto simpatiche che ci sono accadute».

Il vostro disco d’esordio si intitola “Studiando il modello terrestre”. Com’è questo modello dipinto nei brani dell’album?

Maurizio: «In matematica un modello è una rappresentazione formale di un fenomeno. I comportamenti della popolazione mondiale, in particolare di quella occidentale, sono sempre più standardizzabili, riconducibili ad un modello comune. Il problema della comprensione di questo modello non si pone per chi si sente parte integrante del sistema-mondo, per chi invece, pur non essendo un emarginato, fatica a trovare un suo posto, la comprensione di questo modello si fa complicata».

Mario: «È  come la vita, a volte triste e malinconica, altre volte più spensierata e allegra… e anche se nel disco ci sono parti in cui la malinconia, la nostalgia, la fanno da padrone,  nel brano di chiusura, i tuoi pianeti, emerge un messaggio di speranza verso un qualcosa di migliore».

La copertina del disco vede dei fantocci in file senza volto: di chi è il concept del progetto e cosa rappresenta?

Maurizio: «L’omologazione di massa. Ci manca solo un codice a barre e la data di scadenza».

Francesca: «La foto di copertina è di Manuel Nobili: l’abbiamo trovata su internet e ci è parsa da subito l’immagine più adatta ad esprimere quello che è il mood del disco: l’alienazione in una folla e l’assenza di identità che poi porta a seguire la folla stessa in cui non ci si riconosce. Il disco tenta di esprimere un’avversione a tutto questo, vedendolo attraverso gli occhi di chi non vuol far parte di questo mondo, ma alla fine se ne ritrova inghiottito».

Tre buoni motivi per acquistare il disco…

Maurizio: «… e cosa comprare altrimenti, la compilation del Festival di Sanremo?! A parte qualche eccezione, la musica (almeno quella non accademica) se la sta vedendo proprio male…».

Francesca: «Le gambe più corte dei tavolini sbilenchi di tutti i salotti sperano che lo facciate».

Fabrizio: «È cosa buona e giusta; è biodegradabile; può essere utile avere la custodia di un cd di ricambio nel caso si rompesse quella di qualche disco vero».

Quale la canzone che meglio rappresenta l’album e perché?

Maurizio: «Il modello terrestre. Perché c’è tutto: amore, odio, disillusione, vita, morte, mancanze, ricordi, desideri, Cristo e pure il Demonio… come dire che alla fine non si è di questo mondo e neppure dell’altro, che si riconosce di non vivere bene e pienamente nel bene, ma per fortuna non si vive neanche male e soprattutto nel male… un limbo. Mi pare un quadro perfetto della società moderna».

Francesca: «L’album in sè è portavoce di un percorso: i ragazzi suonano insieme dal 2004 e io con loro dal 2007. I brani sono un excursus di tutti questi anni, quindi ognuno ha dietro di sè un background più o meno diverso. Personalmente credo che i più rappresentativi siano Aprile e Il Modello Terrestre, poichè esprimono forse al meglio il connubio tra le nostre due anime contrapposte, sia per quanto riguarda la parte strumentale che per quella lirica».

Mario: «Mi esprimo per quanto riguarda la parte musicale e credo che la canzone che meglio rappresenti il nostro stile ed impersonifichi il nostro sound sia Aprile nella quale credo ci sia un bellissimo mix tra melodia e rabbia».

Quali i prossimi appuntamenti per vedere Il Nero ti Dona dal vivo?

Maurzio: «Non mancheranno. Stay tuned…».

 

Le foto sono tratte dallo space ufficiale del gruppo.

Per maggiori informazioni:

www.myspace.com/ilnerotidona

www.ilnerotidona.it

 

Intervista a “Il Nero ti Dona”, la rock band partenopeaultima modifica: 2010-03-03T15:07:00+01:00da marianocervone
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